Dr.ssa Elisabetta Collamati

Psicologa, Psicoterapeuta individuale e di gruppo ad orientamento Gestalt Analitico

Studio RIMADEM
Via Antonio Colocci, 12 Jesi 60035 (AN)
Tel:    +39 073159005
email:  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Il mio percorso formativo e professionale segue sostanzialmente due vie: la promozione della salute e la clinica psicoterapeutica.
La prima mi piace pensarla soprattutto come lavoro in piccoli gruppi, possibilmente con metodiche esperienziali, la seconda attualmente predilige la terapia individuale rivolta ad adolescenti ed adulti. Gli ambiti prevalentemente trattati ad entrambi i livelli riguardano i Disturbi del Comportamento Alimentare ed il disagio riconducibile all’Ansia in maniera più o meno conclamata clinicamente. Nella promozione del benessere, inoltre, ho avuto il piacere di dedicarmi a quei passaggi evolutivi fisiologici, ma delicati, quali adolescenza e gravidanza, in cui l’interazione psiche-soma raggiunge le vette più alte per intensità e per la necessità di una ricerca di senso.

 

Le fondamenta del mio orientamento professionale intendono l’Io come nucleo di consapevolezza radicato nel corpo, che esprime un’identità individuale sviluppata e strutturata dal contatto con l’ambiente, da percepire ed esplorare con gli organi di senso alla ricerca del soddisfacimento dei bisogni che si affacciano alla coscienza. In questa unificazione tra Io e Corpo, per Reich come per Perls, l’uomo è l’insieme di corpo e parola, di azione e simbolo. E’ un Corpo che esprime contraddizioni e conflitti, rilevabili  in abiti muscolari, posture, atteggiamenti e mimiche del tutto peculiari su cui è possibile lavorare per sciogliere queste ambivalenze iscritte nella carne, promuovendo una percezione di sé più armonica ed integrata.

La mia attività concepisce Il pensiero e l’azione come i due poli di un continuum psicosomatico, così come la fantasia e la realtà obiettiva (intesa come il territorio sottostante ogni possibile mappa). Ma questi due poli sono estremi normativi, irreali, irraggiungibili. La malattia è la modalità del vivere entro questo continuum, favorendo esclusivamente o un’area (l’azione) o l’altra (il pensiero).

Ogni sforzo professionale sottintende l’attenzione all’unicità della storie di vita ed una concezione dove il sintomo, senza che ve ne sia coscienza in chi ne è afflitto, è contemporaneamente segnale di difficoltà e sforzo di reazione al proprio disagio. L’Inconscio secondo Jung, infatti, in continua dialettica con la sfera consapevole, ha una funzione  autocorrettiva e costruttiva e può produrre la malattia proprio come tentativo di riparare distorsioni al «divieni ciò che sei».

«Quando un uomo canta e non riesce ad alzare la voce e arriva un altro e canta con lui, un altro che sa alzare la voce, anche il primo sarà in grado di alzare la voce. Questo è il segreto dell’unione degli spiriti» (Martin Buber)